La scoperta del gas metano
Pochi sanno che la scoperta del gas metano è riconducibile ad Alessandro Volta, passato alla storia soprattutto per i suoi studi e scoperte nell’ambito dell’elettricità. Pare infatti che intorno agli anni Settanta del diciottesimo secolo, il celebre fisico comasco rimanesse fortemente incuriosito da alcuni racconti relativi al fiume Lambro, il corso d’acqua che ha origine […]

Pochi sanno che la scoperta del gas metano è riconducibile ad Alessandro Volta, passato alla storia soprattutto per i suoi studi e scoperte nell’ambito dell’elettricità.

Pare infatti che intorno agli anni Settanta del diciottesimo secolo, il celebre fisico comasco rimanesse fortemente incuriosito da alcuni racconti relativi al fiume Lambro, il corso d’acqua che ha origine nelle Prealpi racchiuse tra i due rami del lago di Como.

Si segnalava infatti che, passando una candela sulla superficie paludosa del corso d’acqua, in maniera apparentemente inspiegabile si accendevano delle fiammelle di colore azzurro.

Fino ad allora il fenomenro era stato classificato unicamente come “esalazione di aria infiammabile”, di origine minerale.

Nel 1776, durante le sue vacanze estive sul lago Maggiore, mentre in barca costeggiava i canneti presso Angera, smuovendo con un bastone il fondo melmoso lo studioso notò salire in superficie delle bollicine. Raccolti dei campioni ed analizzati in laboratorio, Volta si rese conto che il gas emanato dalle paludi era infiammabile e poteva essere incendiato, sia con una candela che tramite una scarica elettrica.

A questa aria particolare Volta diede il nome di “aria infiammabile nativa delle paludi“. Si tratta di quello che oggi noi chiamiamo gas metano.

Volta intuì che il gas non è un prodotto di origine minerale, ma è il risultato di fenomeni di decomposizione organica in assenza di ossigeno.

La corretta composizione del gas fu determinta da Thomas Henry nel 1805.

La maggior parte del metano oggi viene estratta da giacimenti sotterranei, dove spesso è abbinato ad altri idrocarburi, frutto della decomposizone di sostanze organiche sepolte in profondità in tempi preistorici.

La targa sulla facciata del Comune di Angera, ricorda ancora oggi quella prodigiosa scoperta.

Targa commemorativa Comune di Angera

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